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corte 5

  • Data progetto

2021

L’intervento si configura come un esercizio di sottrazione, un atto d’amore e di rispetto verso la memoria dei luoghi che rifiuta l'artificio per abbracciare l'essenza della materia.

Nel panorama dell'abitare contemporaneo, dove spesso si tende a sovraccaricare lo spazio di segni, "Corte 5" sceglie la via del silenzio.

La ristrutturazione operata non è un'imposizione di forme estranee, bensì un dialogo intimo con la preesistenza.

È un’architettura che fa un passo indietro per lasciare che siano la luce, la consistenza ruvida delle pareti e la nuda geometria dei volumi a raccontare la propria storia.

La ristrutturazione modula i pieni e i vuoti con rigore monacale: la luce accarezza i piani verticali, esalta le asperità dei materiali e svela la volumetria interna, disegnando lame d'ombra taglienti e morbide penombre.

Il progetto sembra sospeso tra il tempo che è stato e quello che deve ancora compiersi.

La materia non è camuffata né levigata all'eccesso; al contrario, viene lasciata esistere nella sua autenticità.

Ogni superficie racconta un processo di svelamento, dove il vecchio e il nuovo non lottano per emergere, ma si fondono in un unico palinsesto stratificato.

Le imbotti realizzate in corten non si limitano a svolgere una funzione tecnica di raccordo tra interno ed esterno ma agiscono come un vero e proprio canocchiale ottico e temporale.

Il corten, con il suo colore bruno-rossastro ossidato, evoca immediatamente il tempo che passa, la ruggine della memoria, la terra e la materia viva.

Incorniciare le aperture con questo metallo significa trasformare ogni finestra e ogni varco in un quadro vivente, un cannocchiale attraverso cui la corte e il paesaggio circostante vengono catturati, isolati e sublimati.

Da un lato c’è il rigore geometrico delle superfici architettoniche, pulite ed essenziali; dall'altro c’è la vibrazione cromatica e tattile del corten. L'imbottitura in corten crea così un contrasto cromatico e materico di straordinaria raffinatezza: scalda la rigidità dei muri, cattura i raggi del sole accendendosi di riflessi ramati e definisce con forza i limiti del varco, segnando il passaggio netto tra la penombra protettiva degli interni e la luce vibrante dello spazio aperto.